«Stare nel cuore del presente per guardare al futuro». Con questo slogan, dal 28 al 30 marzo si sono tenuti, presso la casa Santa Maria Assunta del Cavallino, gli esercizi spirituali per giovani universitari e lavoratori. Non si è trattato, però, di un classico slogan destinato a rimanere lettera morta, ma è diventato vera sintesi di questa esperienza. A testimoniarlo sono i giovani che hanno partecipato al corso di esercizi: una trentina in tutto, in parte provenienti dal territorio in parte anche da fuori diocesi, grazie alla rete delle case universitarie di Venezia. Sono stati accompagnati nelle meditazioni da padre Piero Graziani, giovane predicatore carmelitano di Treviso, affiancato da don Filippo Malachin e don Giacinto Danieli, responsabili dell’Opera Diocesana per gli Esercizi, Ritiri Spirituali e Pellegrinaggi.
Tuttavia, il vero compagno di strada di questi giorni è stato un personaggio biblico, il re Davide, la cui vita, tolta la patina di eroe un po’ romanzesco, è divenuta una preziosa chiave di lettura per numerosi aspetti del rapporto di fede tra l’uomo e Dio. Infatti, di fronte all’incredulità del profeta Samuele e alla temibilità del gigante Golia, Davide sa di non essere solo. «Anche la tua paura peggiore di fronte a Dio è nulla: di conseguenza, avere fede significa capire chi ho a fianco, mettere al centro la relazione tra me e Dio» dice Padre Piero durante una delle meditazioni. Non solo, ma aggiunge: «Anche la spada di Golia, ossia ciò che è nella tua vita per farti male, Dio può trasformarla in un’arma a tuo favore, come succede al giovane Davide».
Un compagno di strada però che, accanto alle grandi gesta, compie anche gravi peccati, allontanandosi dall’amore del Padre. Eppure, anche questo lato è utile per leggere meglio il proprio rapporto di fede. «A seguito dell’adulterio e dell’omicidio di Uria l’ittita, Davide conosce davvero il male di cui è capace. Solo così, però, può conoscere anche l’amore di cui è capace Dio» testimonia padre Piero durante la riconciliazione comunitaria del sabato pomeriggio. Una storia che, in parallelo, ricorda quella di un personaggio famoso del vangelo, il figliol prodigo.
«In fin dei conti – riflette don Filippo, nella preparazione alle letture domenicali – i discorsi dei due fratelli, quello che scappa e quello che rimane a servire il padre, sono simili, perché ad entrambi non interessa essere figli, ma solo meritare il proprio salario. Gesù invece in questa parabola ha un diverso obiettivo:mostrarci la dignità che Dio vuole donarci».
Andrea Maurin