«Camminiamo insieme, carissimo padre Anatolie, nella certezza che un piccolo angelo veglia sulla tua amata e provata famiglia, sulla tua comunità parrocchiale e sull’intera Arcidiocesi guidata da Sua Eminenza il Metropolita Gennadios. E veglia su tutte le nostre Chiese perché sia più certo e più vero il cammino che ci porta all’unico Signore».
È un passaggio della lettera che il Patriarca Francesco ha indirizzato a padre Anatolie Birca, il sacerdote della Chiesa ortodossa cui è occorsa la tragedia: suo figlio Mihail, 2 anni, è morto dopo cinque giorni di agonia e di ricovero in rianimazione, a causa dell’ingestione di una vite, mentre giocava nel giardino di casa, a Zelarino.
Al bambino, giunto in arresto cardiaco in ospedale, i medici erano riusciti ad estrarre la vite che aveva ostruito le vie respiratorie e a riavviare il battito cardiaco; ma i danni da mancata ossigenazione erano risultati troppo gravi per la ripresa.
«Carissimo Padre Anatolie – prosegue il Patriarca – prego affinché in ogni istante di questa vita terrena tu e tua moglie Svetlana e gli altri tuoi figli Gabriele-Gennadios e Maddalena, nella grande compagnia della Chiesa, possiate ascoltare queste parole di Gesù: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt 11,28); possiate sentire la voce di Cristo che vi chiama e la Sua Presenza che vi abbraccia con una tenerezza che non è di questo mondo, ma del cielo».
I funerali del piccolo Mihail vengono celebrati oggi, giovedì 4 giugno, nel primo pomeriggio. «Vogliamo allora immaginare – conclude mons. Moraglia nella sua lettera – il piccolo Mihail in Paradiso, tra le braccia della Madre di Dio, della Tutta Santa, mentre le “chiede”, con la tenacia che è propria dei bimbi, di voltare lo sguardo verso ciascuno di noi perché la sua preghiera di Madre giunga a sollevare il nostro sguardo là dov’è la vera speranza».