«Ho accompagnato le gioie e le croci di tante persone. È questa la ricchezza più grande di questi anni a Favaro»: lo dice don Andrea Volpato, già parroco delle parrocchie di San Pietro e Sant’Andrea di Favaro, che ora assumerà la cura pastorale della parrocchia di San Marco Evangelista di Mestre. Il Patriarca lo insedierà ufficialmente sabato 20 ottobre; intanto si sta preparando a vivere e lavorare in modo informale in viale San Marco.
«Sono diventato parroco di questa comunità di San Pietro a Favaro – ricorda don Volpato – vent’anni fa. Ora la lascio per servirne un’altra. E, in più, da un anno e 10 mesi ho assunto anche il compito di servire la comunità di Sant’Andrea. E questo anche lavorando assieme con gli amici di San Leopoldo e di Dese: con don Michele Somma, don Enrico Torta e don Alfredo Basso. In parrocchia di San Pietro c’è anche la preziosa presenza di don Marino Gambato. Don Massimiliano Causin ha funzionato bene da collante, essendo il vicario parrocchiale delle quattro parrocchie e perciò spingendoci ancor più a lavorare assieme. Devo dire con profonda commozione che tutto ciò è molto bello.
Qualche ricordo o aneddoto da condividere?
Tutto questo tempo è stato un grande dono dal mio punto di vista. Come ho detto alle parrocchie di questa zona, personalmente mi par di notare che più io sono fragile, indegno, peccatore… più il Signore è buono e grande con me: sembra che lo faccia apposta! Sarebbero tanti i ricordi di questi anni. Voglio fare memoria dei primi anni e della figura di don Vincenzo Agnoletto, già cappellano di Sant’Andrea e poi primo parroco di San Pietro (io sono stato il secondo e don Giuseppe Simoni sarà il terzo in questi 55 anni). Il primo periodo è stato il più forte. E io credo che sia dipeso proprio dalla presenza di don Vincenzo e dalla nostra comunione. Anche dopo il Signore è stato buono con noi.

Ci sono stati momenti forti e significativi?
Ho avuto la gioia e la croce di accompagnare tante persone e tante famiglie in questo tempo, citerò i momenti liturgici tanto per rendere l’idea: nel momento supremo e finale della vita, nei sacramenti dell’iniziazione (Battesimo, Eucaristia, Cresima e anche nella Confessione); ho accompagnato tante coppie al matrimonio. Stiamo parlando di alcune migliaia di persone in 20 anni.
Come salutare la precedente comunità e quali parole rivolgere alla nuova?
Della parrocchia di San Pietro ho sempre amato pensare che fosse un po’ la mia sposa: abbiamo solo pochi giorni di differenza: io sono nato il 3 settembre e lei il 1 settembre del 1963… Voglio ricordare che in questo momento Favaro, e in particolare San Pietro, avranno la gioia di uno dei loro figli, Giovanni, che sarà ordinato diacono (il 14 ottobre) e poi, a Dio piacendo, prete. Anche nella parrocchia che mi appresto a servire ci sarà Marco che diventa diacono… Per un prete questo è un enorme dono. Ancora e sempre Dio è buono con noi! Mi appresto anche a servire l’amata Azione Cattolica nella nostra Chiesa di Venezia, oltre che nella parrocchia. Così come è per me bello servire i fratelli che seguono la via dello scoutismo o il cammino neocatecumenale (tutte realtà presenti nella parrocchia di San Marco). E a servire con don Natalino Bonazza e don Gilberto Sabbadin la collaborazione pastorale locale. Un pensiero anche per don Adriano Celeghin, con cui vivrò nella canonica di San Marco. Ringraziamo il Signore. A tutti chiedo il conforto della preghiera e la promessa della misericordia. (M.Z.)