«Io e l’asilo siamo cresciuti insieme». Sofia Scibelli lo dice quasi per scherzo, ma di fatto è così. Quell’asilo nato in una baraccopoli del Sudafrica grazie al suo impegno, cresciuto intorno a un paio di stanze, ingrandito man mano che arrivavano i fondi, ha ormai 6 anni. Lei invece di anni ne ha 26, oggi: ne aveva appena 20 quando ha fatto partire l’avventura di “Educate for Good”.
Veneziana che oggi vive a Milano, impegnata da sempre nel mondo del volontariato (ha collaborato con il Don Orione, con una struttura per minori tossicodipendenti, con la Croce Rossa), Sofia studiava Economia e Finanza all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano quando…: «Quando – racconta – ho partecipato a un’esperienza di volontariato all’estero in Sudafrica. Un Paese dove, pur essendo terminato l’apartheid ormai dal 1991, la differenza tra bianchi e neri c’è ancora. E ci sono luoghi, le township, le baraccopoli di Città del Capo, dove si vive in baracche, senza corrente elettrica né sistema fognario. Quando ho conosciuto questa realtà sono rimasta sconvolta. Perché il Sudafrica è un Paese ricco di risorse, avanzato sul piano dei diritti e dei servizi. Ma non è così per tutti».Il sogno di Lizzy.
Durante quel periodo di volontariato Sofia conosce una signora, Elisabeth Everson: «Lizzy è originaria della township, ma ha studiato, è maestra, è uscita da lì per poi tornarci volontariamente con l’obiettivo di fare qualcosa di concreto. Ospitava qualche bambino a casa sua durante il giorno, mentre i genitori erano al lavoro. Il suo sogno era aprire un asilo per i bambini più piccoli, ma non aveva fondi». L’istruzione in Sudafrica è garantita, ma ci sono dei costi per le famiglie che non sempre possono essere sostenuti. Nella baraccopoli di Vrygrond, poi, non esiste nulla per i bambini più piccoli, dagli 0 ai 6 anni. E anche la scuola elementare non è così scontata per tutte le famiglie: «Ci sono anche tanti bambini lasciati allo sbando, perché senza genitori o con famiglie che hanno problemi di droga, alcol, dove ci sono abusi».
Il sogno di Lizzy di aprire un asilo diventa così anche il sogno di Sofia, che una volta tornata in Italia per completare il percorso di studi decide di aprire una raccolta fondi, coinvolgendo la famiglia e gli amici… «Abbiamo così fondato una onlus, riuscendo piano piano a raccogliere il necessario per aprire l’asilo. E contemporaneamente abbiamo fatto i passaggi burocratici necessari perché fosse tutto in regola. Abbiamo così iniziato con un paio di stanze, allargandoci piano piano fino ad arrivare a costruire il piano superiore, coinvolgendo nei lavori la comunità locale. I bambini c’erano già: erano di fatto lì che ci aspettavano».
E adesso sono un centinaio quelli che frequentano l’asilo della baraccopoli, l’unico totalmente gratuito. Insieme a Lizzy ci lavorano anche altre tre maestre (che sono state formate dalla onlus), più una cuoca e un giardiniere tuttofare. La onlus fondata da Sofia ha altri tre soci: uno è il fratello Luca Scibelli, poi ci sono Luisa Morello di Milano e Beatrice Giaccaglia di Roma. Tutti sono rigorosamente volontari, anche Sofia, che nel frattempo si è laureata («In due anni e mezzo perché avevo fretta»), ha frequentato un Master per aumentare le competenze nel campo del no profit, ha conseguito poi la laurea magistrale, ha lavorato pure in banca e ora lavora nell’area Finanza di una Ong. E continua a raccogliere fondi per l’asilo, perché cresca e possano aumentare i progetti. «Non solo, stiamo per ampliare le nostre iniziative con un progetto in Italia, a Palermo, e uno in Grecia. Ma sono ancora work in progress…».
Ci sono poi circa trenta volontari che danno una mano sia dall’Italia che in loco, trascorrendo lì dei periodi. «Adesso ad esempio è in partenza una nuova volontaria che si fermerà per due mesi e porterà avanti un progetto di sostenibilità ambientale (ne scriviamo a parte, ndr). In tutto abbiamo quindici volontari che sono pronti per partire da qui alla fine dell’anno».
Dopo l’asilo i bambini sono seguiti ancora. L’asilo di Vrygrond è una struttura che offre molto di più rispetto a quello che potrebbe essere un nido o una scuola materna qui da noi. «Siamo aperti tutto il giorno, allungando l’orario di chiusura se ce n’è bisogno. Garantiamo tre pasti al giorno ed è questo un aspetto fondamentale, perché – sottolinea Sofia – molti bambini altrimenti non mangerebbero per tutta la giornata. Li seguiamo fino all’iscrizione alla scuola elementare e anche oltre, garantendo il supporto economico e spesso anche logistico per la loro frequenza. La scuola elementare è pubblica, ma frequentarla costa 35 euro l’anno. Sembra poco, ma per le famiglie della baraccopoli è spesso una spesa insostenibile».
Così ci pensa Educate for Good a garantire la spesa di frequenza per tutta la durata della scuola elementare, tenendo anche i rapporti con preside e insegnanti. E pensa pure al “doposcuola”, nel senso letterale del termine: «Nella stessa struttura dell’asilo abbiamo aperto uno spazio per i bambini che frequentano le elementari e possono passare da noi il pomeriggio: andiamo a prenderli a scuola con un pulmino e li portiamo direttamente qui. Ma nei nostri sogni c’è il desiderio di aprire una struttura a parte rispetto all’asilo per fare il doposcuola. E poi, sempre parlando di sogni, vorremmo portare un aiuto sanitario nella baraccopoli». Sogni da realizzare, strutture da far crescere. Insieme a Sofia e agli altri giovani volontari.
Serena Spinazzi Lucchesi