No che davanti a un raffreddore si debba fare obbligatoriamente il tampone: si torni alla discrezionalità dei medici di base e dei pediatri. È la richiesta che il presidente del Veneto, Luca Zaia, fa e che indirizza al Governo.
«Ne ho parlato con il ministro della Salute Speranza, ma bisogna che questa misura entri nel Piano di sanità pubblica nazionale». Il Governatore interviene così a proposito del problema che tante famiglie che hanno figli a scuola stanno segnalando: quello dell’obbligo di tampone ad ogni sintomo che possa richiamare la presenza del Covid, con conseguenti fatiche per i ragazzi e problemi di tempo e lavoro per i genitori.
La soluzione vera, probabilmente, verrà dall’introduzione massiccia e diffusa dei tamponi con esito immediato o, meglio ancora, dei test salivari altrettanto immediati: «Ma per questo ultimi ci vorrà ancora un mese, un mese e mezzo», precisa Zaia. «Intanto chiediamo di poter tornare alla libera scelta del medico se fare il tampone oppure no».
Per le prossime settimane, aggiunge Zaia, si tratterà anche di modificare le procedure diagnostiche nel caso in una classe ci sia un caso positivo: «Vogliamo andare noi nelle classi, con un medico o un infermiere e fare a tutti i componenti un test rapido. Se sarà negativo, gli alunni potranno continuare a frequentare le lezioni regolarmente, non ci sarà bisogno di isolamento a casa. Torneremo poi nella stessa classe, dopo una settimana, a fare un altro test rapido a tutti, per precauzione».
Secondo Zaia nelle scuole del Veneto in questo momento la situazione è comunque sotto controllo: «Abbiamo avuto fino 85 positivi, una percentuale infinitesimale rispetto ai 707mila che frequentano i nostri istituti. E il tracciamento dei positivi dimostra che il focolaio non è mai nella scuola, ma nella famiglia di provenienza o in un altro contesto sociale frequentato da chi contrae il virus». (G.M.)