«Sono a Cona da un anno e due mesi. E ancora nessun giudice ha deciso se posso avere l’asilo politico». È la denuncia di uno dei 200 migranti che in queste ore hanno raggiunto i patronati parrocchiali miresi per passare la notte, dopo una giornata di marcia.
A protestare contro i tempi lunghi e insopportabili della giustizia è un profugo che, in questo momento, si trova nel patronato parrocchiale di Borbiago, insieme ad altri 40 compagni di viaggio. Molti altri si trovano nelle medesime condizioni, ad attendere una sentenza che tarda ad arrivare, alloggiati in una ex base militare che è inadeguata dimora per 1100 persone (adesso: ma fino a ieri erano 1300).

In totale le persone ospiti stasera e stanotte delle comunità cristiane – che hanno risposto prontamente all’invito del Patriarca – sono duecento: 50 sono a San Nicolò di Mira, altri 45 sono giunti nel patronato di Gambarare e ancora 45 in quello di San Pietro di Oriago; 20, infine, in Casa San Raffaele a Mira Porte, nella struttura di prima accoglienza aperta dalla Caritas diocesana.

Al lavoro, con grande impegno, gli scout, i volontari di Casa San Raffaele e altre persone: si sta provvedendo a preparare una cena per tutte le duecento persone giunte.